Urs Lüthi: Opere esposte

Il motto dell'esposizione di Urs Lüthi alla Biennale – ART FOR A BETTER LIFE – si staglia con caratteri ben composti sopra una parete monocroma che mette in risalto la parete frontale del padiglione espositivo centrale nel suo color turchese profondo. Questo stesso turchese si ritrova nella composizione della installazione-video Run for your Life posta nel piccolo spazio espositivo retrostante, come pure anche all'entrata, dove questa tonalità costituisce perfetto sfondo alla scultura di Lüthi che rappresenta l'unione di cuore e mente [Portrait-Study of a Complete Man]. Le pareti dipinte di turchese accompagnano il visitatore come una sorta di motivo sotteso all'esposizione, creando un'ambientazione sentimentale unitaria che riassume le singole opere in una sola grazie all'intenso effetto del colore, che evoca desiderio e nostalgia e che le colloca in un'atmosfera emotiva ininterrotta.

  


Therapies for Venezia dalla serie «Placebos & Surrogates» (2001)

Le prime immagini della serie Therapy datano del 1998 e possono essere viste come una sorta di concentrazione e perfezionamento degli Exercises (1997), una serie di massime in tema di luoghi comuni come «Waste your feelings», «Change your life once a day» o «Insecurity keeps you young». Queste prescrizioni di autoterapia, sorta di mantra per attrarre la fortuna, nella serie delle Therapies si infittiscono in zone di colore più complesse, che per quanto basate su un ordinamento geometrico sono capaci di schiudere abissi in cui i testi integrati ai temi «Love», «Freedom», «Happiness» o «Satisfaction» si sovrappongono all'infinito in visuali ravvicinate o invece lontanissime dal carattere chiaramente allucinatorio. Solo concentrandosi sul punto bianco situato al centro di ogni immagine si trova la calma: un punto, così ci suggerisce la legenda integrata al quadro, sul quale occorre meditare ogni giorno cinque minuti: si diventerà così partecipi delle promesse della terapia e si rientrerà direttamente nel circolo della folle ricerca della felicità tematizzata da Lüthi.

  


Trademarks for Venezia dalla serie «Placebos & Surrogates» (2001)

La nuova serie di immagini dal nome Trademarks presenta autoritratti fotografici degli anni Settanta, ripresi dall'artista per rielabolarli con sistemi digitali, ingrandendoli, provvedendoli di una cornice unitaria, circondandoli di un'aura rossa e certificandoli con il profilo della sua testa come logo per reintegrarli nella sua opera attuale. Sono le immagini dei leggendari giochi di ruolo di Lüthi, in cui lo si vede in pose da dandy, da androgino melancolico come per esempio in «Lüthi weint auch für Sie» (Lüthi piange anche per voi) (1970/2001) o in «I'll be your mirror» (1972/2001) o ancora in veste di diva e infine abbandonato al comico più grottesco come in quel Champion (1976/2001) segnato dalla vita. All'epoca della loro apparizione, queste immagini divennero l'obiettivo di tali e tante proiezioni individuali e collettive che ora sono annoverate come vere e proprie icone nell'ambito della sua opera e appartengono al canone indiscusso della storia dell'arte più recente come opere fondamentali dell'avanguardia.
Risvegliando a nuova vita queste opere giovanili sotto forma di articoli di marca, Lüthi non rafforza solo il potenziale vitale degli autoritatti precedenti, ma rimanda pure nel contempo alla virulenza ancora intatta delle sue opere più recenti. Non senza ironia, questo gesto mostra in fondo anche il permanente mutamento della percezione e del valore, che oggi non si riflette quasi più nell'attività artistica, ormai fortemente imperniata sull'attualità.

  


Scultura dalla serie «Placebos & Surrogates» (1998/99)

Passando dalla grande alla piccola sala, si impone all'attenzione la grande vetrina-scultura con 150 tazze a manico decorate da testi e immagini. Le classiche tazze-ricordo sono decorate con motivi tratti da fonti diverse, che spaziano dall'opera degli esordi, al vago ambito del privato e ai soggetti del complesso tematico di Art for a better Life e degli Exercises con le loro massime. Questa scultura forma, insieme al suo contenuto, un monumentale placebo artistico che rappresenta la polarità tra high e low, tra esoterismo e arte concettuale, tra l'idea del buono e del vero e l'artificiosità fondamentalmente illusoria dell'arte con una follia tale da superare ampiamente qualsiasi museum shop. I grandi sentimenti evocati da Urs Lüthi e il sogno della felicità vengono trasformati in banale souvenir, una sorta di reliquia che rievoca e rappresenta il ricordo – ossia nel caso ideale l'impressione dell'esperienza individuale – e che costituisce una prova sempre tangibile dell'avvenuta partecipazione al mistero, di qualsiasi genere esso sia.

  


Frisbees, scultura dalla serie «Placebos & Surrogates» (1999)

Come per le tazze, nei Frisbees Urs Lüthi si serve, con un raffinato understatement, di un oggetto comune per trasferire il suo messaggio nell'arte e da questa all'esterno. Anch'essi certificati dal logo dell'artista, il profilo della testa, questi frisbee portano impresse massime terapeutiche per rafforzare la propria consapevolezza come «Act for one hour like your opposite sex», «Imagine your own death» o «Get out of your balance», che rappresentano l'ideale continuazione degli Exercices. Gli innumerevoli frisbee colorati sono sistemati qui sovrapposti uno all'altro, diventando una sorta di scultura compatta minimalista posta su un piedistallo fatto da due palette; già in altri contesti essi hanno funzionato da soggetti o da figure da interpretare ma, superando questo aspetto formale, essi formano una metafora spettacolare della funzione comunicativa delle opere, ancorata nell'attività creativa di Lüthi.

  


Run for your Life (2000)

La videoinstallazione presenta su quattro monitor l'artista che corre fermo sul posto su un tapis roulant tra due cartelloni – la fotografia, dall'effetto estremamente plastico, di un teschio umano (un soggetto, tra l'altro, che fece la sua apparizione già nell'opera degli esordi) e una riproduzione, posta dinanzi a lui e intitolata «Autoritratto», tratta da una rivista soft porno su cui trionfa una ragazza di copertina dall'effetto non meno plastico. Personaggio ridicolo ed autoironico che si muove in un tempo e in uno spazio che paiono sospesi, Urs Lüthi intende in realtà indicare una cosa molto seria, poiché si conoscono bene i motivi che spingono un uomo di questa età a darsi alla corsa: sia come sia, alla morte non si sfugge. Ritroviamo qui ancora quell' articolazione dell'opera, così tipica di Lüthi, in poli apparentemente opposti, una polarità che alla fine rivela solo le due facce della stessa moneta: les extrêmes se touchent. Così, nel contesto di questa esposizione, Run for your Life funziona non da ultimo come «camera di combustione del sistema di funzionamento dell'arte di Lüthi» (Heiner Georgsdorf), presentando in forma concentrata la capacità mai sopita di Lüthi di sottoporre il pubblico a cambiamenti repentini di sentimento, nei quali noi crediamo di rintracciare un filo logico quando invece contemporaneamente qualsiasi comprensione razionale collassa nella normale follia della situazione.
Ulteriore grande simbolo di questa riunione, se non riappacificazione, degli opposti, lo si trova del resto anche nel Portrait-Study of a Complete Man, 1993, in cui cuore e cervello si fondono in una figurazione conclusa immortalata in un calco di calce. Si tratta forse di un tentativo tanto sarcastico quanto disincantato di individuare nel corpo il luogo del desiderio o di tratteggiare l'anatomia della inestinguibile tensione verso la felicità. Ad ogni buon conto, questo ritratto ridotto all'essenziale propone l'aspetto emotivo e quello razionale ideali come forze di base dell'energia vitale.

  


Low Action Games II (2001)

Al centro del grande spazio espositivo troviamo infine la più recente scultura di Urs Lüthi, che mostra l'artista sdraiato, in dimensione più grande del naturale e ritratto in modo iperrealistico, mentre sulla spiaggia si diverte con un ingenuo giochetto nella meditazione su un principio ineluttabile dell'esistenza umana, la forza di gravità. La posa potrebbe ricordare il ritratto dipinto da Tischbein di «Goethe nella campagna romana», diventato parte dell'arte moderna grazie alla mediazione delle serigrafie di Warhol; ma se si considera l'amore di Lüthi per la parodia, balzano alla mente anche le bellezze mollemente adagiate della pittura occidentale – e, perché no, anche le posture delle sculture tombali medievali. L'atteggiamento da grande artista e pensatore si sovrappone all'oggetto del suo desiderio, della sua nostalgia, alle idee di bellezza e felicità e caducità. È pur sempre una abissale messinscena clownesca: e l'aspetto clownesco, con la sua esagerata assurdità, è sempre il miglior consigliere in fatto di significati profondi.

Max Wechsler


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